Di cammelli e matrimoni

di mapoitorno

Pezzi di conversazioni pre-partenza e post-grattacapi:

 Grazie mille. Grazie di tutto.

E di cosa? Sono felice di esserti stato d’aiuto. E’ bello aiutare gli altri. Ed e’ un mio dovere morale in quanto tu sei un’ospite.

No, non erano parole di circostanza. E, diversamente da quanto sostiene la mia mamma, non ci sono neppure segretissime trattative in corso per accasarmi tramite lo scambio favori-matrimonio-numeri di cammelli.

Aperta parentesi. Si’, la signora M. ha un incubo ricorrente: un matrimonio combinato a sua insaputa. E il problema, si badi bene, non e’ il matrimonio in se’. Il problema e’ che LEI verrebbe esclusa dalle trattative. Trattative che, stando alle recenti quotazioni del mercato pakistano, potrebbero pure rivelarsi parecchio fruttuose. Qualche giorno fa, Mumtaz Qureshi, che del combinare matrimoni ne ha fatto un mestiere, ha solennemente dichiarato ad un giornale locale: la gori larki  (lett., ragazza dalla pelle chiara. Viene spesso utilizzato nel suo significato esteso per indicare le straniere) e’ parecchio richiesta. Ne deduco che la signora M. – per contro, una fine economista – non abbia tutti torti a voler prender parte alle negoziazioni. Chiusa parentesi.

Dicevamo: in quelle parole non c’e’ retorica. E’ il senso dell’ospitalita’ pakistano, il rispetto – ai limiti dell’imbarazzante venerazione –  per l’ospite, la loro gioia nell’essergli d’aiuto. Lo dico da sempre: sono prodotti da esportare.

E  poi, a pensarci bene, che se ne farebbero i miei dei cammelli a Nord del Nord-Est? Sempre a pensarci bene, spiace annunciare alla signora M. che in Pakistan nessuno scambia cammelli con mogli. Che, in materia di matrimoni, io sia un caso disperato lo sa gia’.

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