Ma poi torno

di mapoitorno

422126_10151570900139663_1864478316_nCi pensavo qualche giorno fa al mio ritorno a Londra. Percorrevo strade e incontravo volti ormai familiari ai quali non sentivo piu’ di appartenere. Era il momento di rifare la valigia. No, non ero stufa di Londra perche’- come dice il titolo di un libro piuttosto famoso – ero stufa della vita. Londra mi aveva semplicemente dato tutto quello che mi poteva dare. Lei, multiculturale e, al tempo stesso, priva di una vera e propria identita’, aveva esaurito la sua funzione nell’eterna sfida tra luoghi e ricerca del se’. Aveva forgiato e mi aveva costretto a trovare la mia identita’ ed i miei spazi tra mille peripezie in un complicato rapporto di amore e odio. Ora, con il suo inconsueto sole primaverile, mi stava dicendo che era giunto il momento di sfilare la mia mano dalla sua e di camminare sulle mie gambe. Poco prima, all’aeroporto di Venezia, avevo visto il mio passato, il mio presente ed il mio futuro incontrarsi casualmente in una manciata di metri quadrati. Davanti a me c’era il gate d’imbarco del mio volo per Londra. Lo incorniciavano sulla destra i cartelli di indicazione della Fly Emirates. La Fly Emirates: la compagnia che, molto probabilmente, prendero’  nuovamente da qui a qualche settimana. Avevo pubblicato quell’immagine sul mio profilo Facebook e ricevuto un paio di like. Dubito che chi ha apprezzato quella fotografia – postata in maniera un po’ criptica – abbia realmente capito cosa intendevo.

Torno a Lahore. Si’, quella Lahore. Torno per qualche mese. Ho accettato un posto temporaneo da ricercatrice in una prestigiosa universita’ locale. Mi e’ mancata. Alle volte mi e’ mancata fino a star male. Si dice che Lahore non ti lasci mai. Che, una volta visitata, te la porterai dentro per sempre. Lahore Lahore hai. Lahore e’ Lahore. E’ vero. Lahore ti rincorre ovunque fino a possederti. Ti rincorrono i suoi abitanti con quel loro curioso aggrapparsi a questa schiva occidentale dai capelli ricci sempre spettinati. Con quello sguardo cosi’ profondo da rendere il tuo un campionario di superficialita’. Ti rincorrono i suoi tramonti che cerchi invano in altri tramonti. Non ti lasciano quelle vie polverose in cui la fortuna di esser nata altrove ti viene costantemente sbattuta in faccia. Quelle strade in cui storia e  modernita’, poverta’ e ricchezza si cercano e si scontrano quotidianamente. Lahore ti prende il cuore e te lo stritola. Lahore ti costringe a tornare.

Torno a Lahore e mi commuove sapere che mi stanno gia’ aspettando. Che, come dicono loro, mi hanno aspettato sin dal giorno in cui me ne sono andata in una notte del Dicembre del 2010 mentre la nebbia avvolgeva la citta’ e risucchiava dolcemente i “chissa’ quando ci rivedremo”.

Torno a Oriente. C’e’ il sole che nasce la’. Vado a Oriente. Ma poi torno. Nel frattempo, se lo vorrete, ci incontreremo qui.

E mi raccomando: ogni volta che incontrate la mia mamma ricordartele il teorema di Davidone. Non ho ancora visto Bruce Springsteen dal vivo: non puo’ succedermi nulla.

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